Venezuela#1: Un inferno in Paradiso

Quell’anno avrei compiuto 30 anni…mi sembravano tanti, anzi tantissimi e volevo fare qualcosa di eclatante… quindi cosa se un viaggio meraviglioso e avventuriero?

Io, mio fratello e Andrea (che per scelte lavorative non ci raggiungerà mai) decidiamo il sud America e scegliamo il Venezuela.

David, mio fratello non è molto convinto, ma riesco a persuaderlo e con non molta organizzazione partiamo.


Io e mio fratello David

Il viaggio in aereo è lungo e facciamo scalo prima a Madrid e poi a Caracas dove abbiamo avuto subito un’ottima accoglienza… usciti dall’aeroporto per prendere l’aereo per l’isla margarita (per i voli nazionali si deve uscire dall’aeroporto) i nostri zaini vengono presi e portati via, ci vengono rubati sotto gli occhi e presi in ostaggio e dopo diverse peripezie e con 30 euro riusciamo a riprenderceli… UN VERO E PROPRIO RISCATTO…questo è solo l’inizio!!


Le spiagge di Isla Margarita

Arriviamo sull’isola e una volta “raccolti” dallo zio di Andrea (viveva in questo paradiso) ci porta in un piccolo albergo sporco e puzzolente (il migliore secondo lui) e subito in un “ristorantino” sulla spiaggia bianca, ombreggiato da tante palme, ma in realtà non è un ristorante è più una baracchetta dove il proprietario si arrabatta a cucinare un po' di pesce e ostriche che vengono prese in un barile alto più di un metro, ci avviciniamo ed è pieno di ostriche…quante ne mangiamo!!!


Ristorantino/baracchetta


Le ostriche a volontà!!!

Il giorno dopo riposati e congelati (l’aria condizionata in Venezuela è fortissima) ci facciamo una passeggiata e ci rendiamo subito conto che la situazione non è molto tranquilla, la povertà è tanta ed è una povertà cattiva (diversa da quella cubana .. vedi articolo), dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo, ma ancora non sappiamo come sia la terraferma rispetto ad un isola…


Il suburbio di Isla Margarita

Lo zio di Andrea ci parla della cascata più alta al mondo e così io mio fratello ci guardiamo e decidiamo di andare.


Destinazione Salto Angèl!!


Il giorno dopo prendiamo il traghetto che ci porterà sul continente e dopo 24 ore di mare approdiamo a Puerto La Cruz, io vengo letteralmente bombardata da apprezzamenti poco graditi da tutti gli uomini, poco gli importa se affianco a me ci fosse un altro uomo… abbiamo paura, entriamo nel primo hotel ma ci accorgiamo dal colore rosso fuego delle pareti che è una casa di appuntamenti, usciamo di corsa un po' imbarazzati e corriamo verso un altro hotel e ci sentiamo finalmente al sicuro. Non rimaniamo molto in questa cittadina, scopriamo solo che vi è un complesso turistico El Morro molto grande, lo costeggiamo con un autobus che ci porterà alla nostra prossima città “Ciudad Bolivar”.


Complesso "El Morro"



Il viaggio ricade nell’assurdo, aria condizionata (quando è presente) con un clima quasi glaciale, persone che hanno con se galli e galline e ogni tipo di animali… l’odore è soffocante e l’aria stagnante.


Ore e ore di viaggio e finalmente arriviamo a Ciudad Bolivar al centro del Venezuela, una città dedicata a Simon Bolivar.

Una città coloniale (vedi articolo Cuba) tipica del sud America, una città caratteristica con le sue case colorate, una città attraversata da uno dei fiumi più grandi del Venezuela: l’Orinoco.



Capitiamo proprio alla ricorrenza annuale della città “la festa del pesce”, questo è il periodo delle piogge, l’Orinoco si “gonfia” e vi è in arrivo una grande e un’incredibile quantità di pesce. Assaporiamo la celebrazione, ma non in tranquillità, scene di uomini ubriachi che camminano per le strade sono all’ordine del giorno, impianti stereo grandissimi all’interno delle automobili diffondono musica raggaetton ad altissimo volume quasi assordante, fanno da sfondo ad una situazione sociale di grande degrado e povertà.


Incredibile!!!

La cosa sorprendente sono gli occhi di queste persone, molti di queste hanno gli occhi bianchi, una sorta di patina sopragli occhi tanto che si vede a mala pena l’iride e la pupilla. Sembrano quasi degli zombie.

Scampiamo ad una sorta di agguato e riusciamo ad arrivare al nostro ostello, un luogo unico e familiare, gestito da un ex pilota tedesco, un luogo indipendente dal resto della città e con un’architettura tipica coloniale in legno (vedi articolo). Fu proprio li che ci sorprese la nostra prima pioggia tropicale e la assaporammo nella sua incredibile potenza, l’acqua veniva giù forte e impetuosa ed incredibilmente calda...



Ostello a Ciudad Bolivar

Leggi il prossimo articolo sul Venezuela (vedi articolo Venezuela#2) verrà pubblicato la prossima settimana...

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About Me
Architetto, forse da sempre…
Nata a Roma
Dopo aver studiato alla “Sapienza” seguo diversi corsi per tenermi sempre aggiornata…

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