UNA NOTA BIANCA IN CITTA’

Aggiornato il: 14 feb 2019

Scrivo questo articolo in occasione del Concorso fotografico “La palazzina : un invenzione romana”… a cui ho partecipato e vinto il primo premio “ex-aequo: La palazzina come concetto di qualità; i nuovi materiali costruttivi” .


Fotografia vincitrice

Tutto è nato più di un anno fa, quando ho ricevuto una newsletter da parte dell’Ordine degli Architetti di Roma per la partecipazione di un concorso fotografico…

mi piacciono le nuove sfide!

Leggo il bando, me lo studio e man mano che apprendo le richieste vedo davanti ai miei occhi scorrere le palazzine romane che hanno fatto la storia come una vecchia pellicola di un film; ne cerco una però che rispecchi i nostri tempi con delle caratteristiche particolari, materiali innovativi pur rispettando le caratteristiche della palazzina romana.

La trovo ne “Il palazzetto bianco” progettato dall’Architetto Paola Rossi e pensato da Massimo Fagioli, un connubio molto particolare tra due professionisti così diversi e così distanti tra loro ma che evidentemente ha avuto un ottimo risultato.

Mi iscrivo al concorso e mi armo della mia reflex, un po' vecchiotta ma che dà ancora ottimi risultati.

So che si trova dalle parti di Gregorio VII ma non conosco esattamente l’indirizzo, digito precisamente “palazzetto bianco” su google maps e TRACK mi trovo questo puntino bianco immerso nella natura in Via San Fabiano.


Plaastico @paolarossi

Sono sempre più incuriosita da questa palazzina.


Ho la mia Reflex in mano, fa freddo, sono incinta di pochi mesi e quando si è in dolce attesa si vede il mondo in modo un po' diverso e alterato e forse anche questo mi ha fatto vincere.

Mi sorprende sempre tantissimo vedere tanto verde in mezzo al costruito di Roma… ci sono degli angoli particolari ed unici in questa città.

Noto che il Palazzetto segue l’andamento della strada, urbanisticamente parlando non è stonato nel contesto anzi segue le linee morbide del terreno e della strada, quasi volesse accoglierla o seguirla, ma al contempo far proseguire lo spettatore come volesse mantenere il suo angolo privato, pur sempre protagonista auto-risaltando se stessa con la purezza del bianco.


Prospetto fronte strada

Una volta sul sito noto come si chiude al contesto urbano, si chiude alla città e si apre alla natura.


Apertura verso la natura @ND

Le sue linee curve seguono la strada e l’andamento del terreno, la sua facciata principale non fa trapelare le sue destinazioni d’uso interne, sembra quasi un palazzo “timido” al pubblico, le aperture sono uguali e modulari, ma non sono equidistanti tra loro. La distanza tra di esse cambia ed aumenta con l’andamento della strada, aumenta la distanza con la “rettificazione” dell’edificio e mi domando perché questa scelta architettonica, che volesse enfatizzare la curva del prospetto ?


Un triangolo ammorbidito riesce a contenere tante informazioni a sé… trovo sempre molto affascinante come l’architettura possa parlare in questo modo.


@paolarossi @massimofagioli

Il Palazzetto Bianco ha la straordinaria capacità di chiudersi con il paesaggio urbano ed aprirsi con il paesaggio naturale, la sua timidezza sparisce con il contatto della natura e si apre ad essa.

La superficie esterna rivestita di pannelli pre-verniciati di bianco è simbolo della purezza, di esaltazione di sè stesso e del contesto urbano, riflette la luce nel suo variare del giorno e del tempo.


Particolare costruttivo @paolarossi

Questo è stato il vero motivo per cui ho chiamato la foto “Drammaticità urbana”, forse il titolo potrebbe essere frainteso, ma il modulo bianco è stato utilizzato non solo come esaltazione del palazzo in se e simbolo di purezza ma anche per rispecchiare ciò che lo circonda, rispecchiare il suo contesto urbano che possa essere in totale fermento o che rispecchia la drammaticità della città che sta vivendo. Questo è il pro e il contro di un edificio così “puro”.


Contrasto con il contesto urbano/purezza @ non sono riuscita a capire di chi fosse la foto

la scelta del bianco è lo specchio degli edifici circostanti e l’esaltazione di se stesso, l’uno è in contrasto con l’altro e l’uno è l’esaltazione dell’altro.

Lo osservo e il prospetto che si rivolge alla natura cambia completamente e non è visibile in altri punti, nemmeno dalla collina a cui si affaccia, un prospetto molto intimo, un prospetto dove gli abitanti sono liberi di vivere senza essere disturbati dalla città.

Una piccola oasi di pace in una metropoli come Roma.


chiusura verso la città e apertura verso la natura

Un prospetto che si apre alla natura, un’apertura verso la pace e un ritorno alla tranquillità dove vivere da soli o in famiglia.


Vista dalla collina, il Palazzatto Bianco non si "fa trovare"....

Osservo il Palazzetto, studio il prospetto laterale, la pianta con la sezione e noto come tutto si ripete e lo rende molto interessante, rende la palazzina incredibilmente unica.

Lo guardo e mi chiedo “chissà se vincerò con questa foto?” chissà se vinco con questo titolo… è molto rischioso e fuorviante e forse può essere frainteso, ma voglio portare avanti la mia idea, voglio essere convinta di ciò che faccio.


Vado a casa per scegliere la fotografia e per inviarla… una sfida… che solo dopo quasi un anno e a tre giorni dalla nascita di mia figlia ritirerò il premio come vincitrice.


il giorno della premiazione

La mia foto sul Catallogo "La palazzina romana"

Una gran gioia e una grande soddisfazione ricevere tanti applausi … forse per la mia vittoria o forse per la mia pancia? Non lo saprò mai ma per entrambi i casi sono molto fiera e orgogliosa!!


...ero un pò incinta...


DEDICO QUESTO ARTICOLO A GIULIA, MIA FIGLIA CHE E’ STATA LA GIOIA DELLA MIA FAMIGLIA E HA PORTATO TANTA FORTUNA!!!


Nota tecnica per i più appassionati:


Un edificio per abitazioni alto 15 m, con un volume di 2682 mc costruito nel 2005 nel quartiere Aurelio di Roma.


planimetria @paolarossi @massimofagioli

Il lotto di 895 mq su cui sorge la costruzione è un’area di forma triangolare di dimensione estremamente contenuta.


Sezioni @paolarossi @massimofagioli

La libertà espressiva nella creazione dello spazio, nonostante i vincoli urbanistici, porta a superare nell’espandersi verso l’alto i confini definiti della sua stessa pianta, che ha la superficie di sedime di 166 mq.


Sezioni @paolarossi @massimofagioli

L’edificio è composto da un piano interrato per il parcheggio, un piano terra e quattro piani superiori.


Prospetto principale / Pianta @paolarossi @massimofagioli

Ogni piano ospita due appartamenti ed è diviso nel senso verticale da un corpo scala, elemento strutturale che diventa sul tetto una finitura scultorea.


Sezione/pianta - dualità @paolarossi @massimofagioli

Il disegno in pianta è definito da una curva e una retta che si sviluppano in modo organico senza soluzione di continuità attraverso l’intero edificio.

La parete stradale è una superficie curva continua e compatta incisa solo dall’ingresso e dalle finestre, anche nel senso verticale la curvatura aumenta verso l’alto.


Schizzi progettuali @paolarossi @massimofagioli

Il prospetto posteriore invece è caratterizzato da pareti vetrate e da terrazze sempre più aggettanti con il salire in quota.

Il Palazzetto Bianco nasce in un lotto di forma triangolare in Via San Fabiano, nascosto tra piazza Pio XI e il Vaticano, alla base di una collina nel quartiere Piccolomini. L’edificio, definito “una nave metropolitana”, “un progetto modellato dal vento e dall’acqua”, si può dire che scardini completamente la classica definizione di palazzina romana. Se, come scriveva Paolo Portoghesi, la palazzina romana è paragonabile ad un sonetto e aderisce ad un rigido vocabolario formale è vero che la sua più autentica cifra stilistica, la sua più naturale e riconoscibile espressione, si manifesta nella capacità di proporre continue variazioni a questo codice canonizzato. Franco Purini fa notare che nella deroga si compie il carattere peculiare di questa tipologia, che descrive una città positivamente contraddittoria.


Schizzi progettuali @paolarossi @massimofagioli

Regola ed eccezione si alternano in un linguaggio spesso accusato di essere eccessivamente individualista, negando di fatto una idea di città come espressione collettiva. La palazzina, è stato comunque un tema ricorrente e centrale nel lavoro di molti architetti, che hanno saputo scrivere alcuni dei brani più riusciti e significativi della architettura contemporanea di Roma, come interpretazioni magistrali di una dialettica sapientemente gestita e declinata in una eterogenea espressione di talenti unici. L’edificio nasce da una atipica e singolare collaborazione tra due figure professionali apparentemente inconciliabili, l’architetto Paola Rossi e lo psichiatra Massimo Fagioli. Una insolita architettura d’avanguardia che traduce una complessa operazione di ricerca, durata anni, all’interno di una comunità che si proponeva di scoprire, con l’analisi collettiva, nuovi possibili segni derivati dalla razionalità e dall’inconscio. Una dimensione onirica, emotiva, ma fortemente condizionata dall’intelletto umano che trasferisce in maniera trasversale un diverso modo di fare architettura: i sessanta partecipanti al gruppo dello psichiatra Fagioli, compresa l’architetto Rossi, hanno elaborato altrettante proposte progettuali raccolte nel libro Il coraggio delle immagini edito da Nuove Edizioni Romane nel 1995. Il Palazzetto Bianco, che ospita due alloggi per piano, si sviluppa per cinque piani in altezza seguendo la forma del suddetto lotto e presentando due fronti completamente differenti tra loro. Il fronte Nord, quello principale, è dedicato alla zona notte degli appartamenti: numerose e piccole finestrelle quadrate dominano la facciata bianca curva, rivestita di pannelli in alluminio pre-verniciato. Mentre sul fronte Sud, che ospita invece la zona giorno, si trovano grandi superfici vetrate e balconi che affacciano sulle colline romane. Un ultimo piano di raccordo, il piano terrazza, è coperto da una singolare copertura a vela e ospita i servizi della lavanderia ed è accessibile tramite scale condominiali interne. Il progetto strutturale è di Antonino Reggio d’Aci: una struttura portante costituita di telai in acciaio controventati dai setti in cemento armato. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un parcheggio interrato di circa 538,23 mq, accessibili dagli appartamenti nei piani sovrastanti.


Plastico @paolarossi @massimofagioli

Dall'idea di Massimo Fagioli (psichiatra) e la mano di Paola Rossi (architetto) sulla collina Piccolomini si è accesa una nuova luce. Bianco, filiforme ma energico il PALAZZETTO BIANCOè una delle poche recenti realizzazioni architettoniche di Roma che mette tutti a tacere. La sua forma triangolare, il prospetto anteriore che con un leggero movimento lo fa apparire come una vela che si accinge a prendere il vento migliore. A contrastare sul retro i volumi pieni e vuoti delle terrazze che aggettano con un crescendo dal basso verso l'alto creando un gioco di luci e ombre. La totalità e l'assenza, il bianco della materia e il nero del vuoto. Le due facce opposte sono l'una il contrario dell'altra. Piatta, piena e bianca la facciata intervallata solo dalle finestre e dai volumi orizzontali a scalare, giocano a rincorrersi i parapetti del retro producendo gradazioni di grigi con le sue ombre naturali. Quidici anni sono serviti per vedere la realizzazione di quest'opera, insignita come opera tutelata nel Registro Pubblico Generale delle Opere Protette del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


Balcone verso la natura @ND

"UNA NAVE BIANCA SFIDA IL MARE, SFIDA LA TERRA, CONOSCE LE TEMPESTE. PELLE LISCIA, BIANCA, APRE VERSO LA LUCE. ALZARE LA TESTA PER VEDERE OLTRE L’ORIZZONTE. APRIRE IL MARE CON LE ONDE PICCOLE E GRANDI CHE SFIORANO LE SUE CURVATURE. LA CITTÀ, LA NAVE, UNA LIBERTÀ DI MOVIMENTO, FERMI SOLTANTO I QUATTRO PUNTI CARDINALI; MILLE NORME E LEGGI CHE CONTROLLANO IL VIVERE DEGLI UOMINI GLI UNI CONTRO GLI ALTRI. PASSARE ATTRAVERSO." DA “IL CORAGGIO DELLE IMMAGINI” DI MASSIMO FAGIOLI


“Palazzetto bianco” - Roma

di :

Paola Rossi Architetto

Massimo Fagioli Psichiatra

anno di progetto : 1990/1991

anno di realizzazione: 2004/2005

Credits:

Committente privato

Collaborazione

al progetto Francoise Bliek

ai disegni Francoise Bliek, Luca Bocchini

Località via di S.Fabiano, Piccolomini. Roma

Fotografie: Andrea Calabresi,

Nico Marziali,

Riccardo Moschella,

Claudio Palmisano

Superficie del lotto: mq 895,14

Area di sedime: mq 166,00

Superficie coperta f.t.: mq 825,99

Parcheggio interrato: mq 538,23

Area libera: mq 729,14

di cui a verde: mq 675,14

Volume: mc 2682,59


Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: www.archbliek.blogspot.com, www.archidiap.com, www.associazioneamorepsiche.org, paolarossi, www.o2.architettiroma.it,

Immagini: @paolarossi, @massimofagioli

Foto: Scattate da me, @PaolaRossi

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Architetto, forse da sempre…
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Dopo aver studiato alla “Sapienza” seguo diversi corsi per tenermi sempre aggiornata…

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