Un gabbiano in periferia – Chiesa San Pio da Pietralcina (RM)- A. Anselmi

Aggiornato il: 11 lug 2019


Vedo un post della Chiesa San Pio di Pietralcina, una Chiesa vicino al mio quartiere, è molto tempo che non vi entro, esattamente sei anni, decido di andare un pomeriggio, ma una volta lì ci sono tantissime persone e non ho proprio voglia di condividere questo mio momento con nessuno, torno la mattina seguente e sono sola con questo gabbiano bianco che si autorisalta data la sua forma particolare e dal contesto urbano spietatamente uguale.

Il quartiere di Malafede (Giardino di Roma) accoglie la Chiesa di Anselmi, una Chiesa nata dal concorso promosso dalla Diocesi e dal Vicariato di Roma del 2005.


Chiesa San Pio di Pietralcina - @archilovers

Nonostante il contesto urbano sia anonimo, il complesso si integra bene con la periferia che lo circonda. Un volatile bianco che rende più leggero un sistema urbano molto pesante.


contesto urbano

Il complesso si apre con un aperto e verde sagrato dal perimetro irregolare che completa l’aula liturgica e la strada e si offre come piazza della città, quindi una continuità simbolica tra il concetto sacro e la città, Dio è con noi e tra di noi.

Il complesso si apre con un aperto e verde sagrato dal perimetro irregolare che completa l’aula liturgica e la strada e si offre come piazza della città, quindi una continuità simbolica tra il concetto sacro e la città, Dio è con noi e tra di noi.


Complesso ecclesiastico

Il prospetto principale si presenta alla città con tre archi diversi tra loro quasi a simboleggiare la Trinità e si trasforma in un unico arco (Dio) nel prospetto secondario attraverso la superficie rigata (una superficie ottenuta da un’unione di rette).


La geometria è fondamentale per trovare soluzioni del genere e come possa portare ad una continuità simbolica anche al suo interno, la Trinità è Dio!

Attraverso la piazza e noto come essa sia divisa in tre parti, sulla destra un piccolo boschetto di ulivi, alberi di eccellenza e simbolo di forza e di romanità trasformatosi nella forza della fede cristiana. Sulla sinistra l’oratorio in un parallelepipedo bianco che contrasta con le sue forme dure la morbidezza della Chiesa.

Ripercorrendo la piazza rivedo me e mio marito prima di sposarci che andavamo almeno una volta a settimana al corso prematrimoniale… la spensieratezza di quegli anni era bellissima e l’unione di noi due sarebbe diventata ancora più solida nel tempo.



Entro e il colore che risalta agli occhi e pervade negli animi è il bianco, simbolo di purezza, la purezza nella fede e ciò che è Dio. Non voglio pensare alle polemiche della Chiesa e tutto ciò che circonda quest’istituzione ma ciò che l’architetto vuole trasmettere tramite quest’opera.

Il materiale utilizzato prevalente come nella Chiesa di Tor Tre Teste di R. Meyer (vedi articolo) è il travertino, un materiale presente nella Capitale e simbolo della città di Roma, simbolo di eternità non solo per quello che ha rappresentato nel passato ma per quello che rappresenta la fede.


Interno

La pianta è una semplice sala rettangolare e divisa in tre ambienti dove il vero protagonista è l’altare rialzato come in passato.

Tutto è in travertino e tutto è bianco, ma solo le 14 stazioni della Via Crucis sono drappeggiate di rosso, pensate fin dal principio come parte integrante dell’intera Sala, sono simboleggiate da alti e snelli totem in travertino e rendono con la loro pesantezza ogni sofferenza di Cristo risaltato dal rosso del drappeggio.

La Chiesa è simbolo di purezza e leggiadria, simbolo di ciò che dovrebbe essere la fede.

Mi guardo intorno e sorrido nel rivedere me e mio marito come seguivamo la messa durante il corso prematrimoniale, ridevamo perché durante la messa l’acustica era pessima dovuta proprio dalla forma architettonica inconsueta e non si capiva niente, mi sforzavo ma era un continuo di “E’? Cosa ha detto? Hai capito? Che dobbiamo fare?”


Devo dire che è un vero peccato in questo, non è stata pensata l’acustica, le onde sonore sono sbattute da un punto all’altro del gabbiano…


Infiltrazione...peccato!!!

Esco, il caldo è notevole e mi domando “Ma perché devo sempre visitare le Chiese di Roma d’estate? Ma quale perverso motivo ho per voler soffrire così tanto?”

Ora devo correre al Caf … la Richiesta del “Bonus Nido” mi attende!!!


Nota tecnica per i più appassionati:


Indirizzo: Via Paolo Stoppa, 10 Roma

Anno Costruzione: 2007-2010


Un insediamento edilizio come parte integrante della città, così è stato concepito il nuovo complesso Parrocchiale di San Pio da Pietrelcina a Roma, in località Malafede.

Si è voluto, nella scelta di questo modo aggregativo, sottolineare la natura urbana dell’intervento piuttosto che la presenza solitaria di un manufatto monumentale.


Prospetti e sezioni - @anselmi

Sembra interessante infatti l’atteggiamento sempre più “contestualistico” con il quale, almeno alcune architetture contemporanee di grande qualità, configurano il loro rapporto con la città ed il quartiere. E se questo è vero in generale, nel caso di manufatti ai quali è assegnato un importante valore sociale e spirituale ciò costituisce uno dei fattori fondanti l’identità dei luoghi. Nel progetto, quindi, il sagrato è anche piazza del quartiere e intorno ad esso si configurano tutti gli edifici che ospitano l’attività parrocchiale: gli uffici, i locali del ministero pastorale, la canonica e la grande sala, i quali sono disegnati con scrittura vicina al linguaggio ordinario della città e ricercano con le loro pacate stereometrie un equilibrio compositivo basato su corrette proporzioni e sottili rapporti reciproci.


Pianta @anselmi

Diverso invece il carattere espressivo dell’Aula, la quale, pur costruendosi in rapporto con il resto dell’edificato, presenta un’immagine dal forte carattere identitario dovuto soprattutto alla forma della grande superficie di copertura. Essa di disegna nello spazio come raccordo tra un unico arco parabolico e una sommatoria di tre curve poste a circa trenta metri di distanza. Si crea così una superficie complessa, ricca di variazioni spaziali e adatta a molteplici modellazioni della luce intesa come “materiale” principale nella configurazione dell’interno.


Carpenteria travi di ferro (superficie rigata) - @anselmi

Un grande cielo o, se si vuole, un manto, dalla geometria che ricorda l’antico schema basilicale, ricopre e protegge tutti gli spazi della liturgia e i suoi accessi.

In questo modo la sala dell’assemblea sviluppa liberamente tutte le sue articolazioni convogliando senza forzature la dinamica dello spazio e la sua simbologia verso il centro dell’azione liturgica costituito dal presbiterio. Leggermente rialzato rispetto alla quota dell’aula, esso accoglie al suo interno l’altare, vero punto focale di tutta l’Aula, l’ambone, con accanto il grande candelabro per il cero pasquale, nonché la sede del presidente ed alcuni posti per i concelebranti.


Plastico @anselmi

Accanto al presbiterio, in una posizione distinta ma comunicante e adiacente al cuore dello spazio ecclesiale, la cappella feriale, delimitata da una balaustra, costruisce un luogo intimo adatto alla preghiera personale e alla custodia del Santissimo Sacramento.

Lo spazio della comunità celebrante circonda la pedana presbiteriale con le sue sedute orientate verso il punto simbolico dell’altare.


Dettaglio costruttivo della copertura - @arketipomagazine

Sotto la porzione di curva che raggiunge la massima altezza del manufatto è collocato in posizione più rialzata lo spazio del coro. Questa scelta è dovuta a ragioni sia di natura tecnica, in quanto la forma che la volta assume in quel punto risulta un buon amplificatore sonoro, sia come memoria degli antichi luoghi dai quali si cantavano le lodi al Signore.

Infine l’atrio, anch’esso posto sotto la grande copertura è concepito come luogo dell’accoglienza, ed è preparatorio al passaggio dalla grande luce esterna a quella simbolicamente orientata dell’interno, in esso la porta si situa nella direzione del presbiterio in rapporto diretto visivo con l’altare.

Per concludere, prendendo in considerazione la vasta superficie del sagrato, essa può essere considerata ad un tempo piazza urbana ed in momenti particolari anche luogo di attività liturgiche a simboleggiare in modo ancor più evidente la presenza del mistero rituale nello spazio vivo della comunità.

[testo fornito da Studio di Architettura Anselmi & Associati ad archidiap.com]



Chiesa di San Pio da Pietrelcina

Consacrazione

23 ottobre 2010

Architetto

Studio di architettura Anselmi & Associati

Stile architettonico

contemporaneo

Inizio costruzione

2 dicembre 2007

Completamento

2010

Un ambiente liturgico protetto da una morbida e sinuosa copertura rivestita da un mosaico di grès color acqua marina diviene icona del programma di nuova evangelizzazione promosso dalla Diocesi e dal Vicariato di Roma per testimoniare nelle periferie la presenza attiva della Chiesa.

L'ambiente liturgico, con una superficie di circa 800 mq, è ad aula traversa, con l'altare cioè posto su uno dei lati lunghi, la cui dimensione è doppia rispetto al lato breve. I lati lunghi sono schermati da vetrate, sensibilmente ruotate rispetto al filo della copertura e suddivise da pannelli rettangolari che, in parte protetti da brise soleil di lamiera traforata, filtrano luci e generano ombre. Le funzioni liturgiche sono dislocate nello spazio sacro in un'articolazione differenziata quanto sostanzialmente unitaria. Il presbiterio, il battistero, la cappella feriale, la cappella festiva e la cantoria sono distribuiti secondo diversi assi prospettici e contraddistinti dagli arredi. Si identificano così luoghi distinti, unificati dalla copertura ondeggiante e dalla pavimentazione continua in listoni di travertino.


schizo 2 - @anselmi

L'ingresso cerimoniale, disassato e asimmetrico, è segnalato da un involuvro scatolare svuotato, che si incastra elegantemente nella facciata. Esso è impreziosito da 18 pannelli di vetro dorato e finemente serigrafato, che evocano le vetrate di alabastro delle chiese paleocristiane. All'estremità opposta si apre l'ingresso feriale: un vano semplicemente ritagliato nella vetrata si immette in un percorso che, fiancheggiato dai blocchi di travertino della via Crucis, conduce al sagrato posteriore, innalzato su un podio gradonato. Esso è contraddistinto da una sottilissima pensilina bianca di metallo che, come un nastro, si svolge dal campanile alla casa parrocchiale, rilegandoli unitariamente. Il campanile, di calcestruzzo armato, sviluppa il tema figurativo del canneto, già presente sulle pareti dell'aula feriale, qui ruotato in una sorta di trasparente organo aereo.


Struttura della copertura @arketipomagazine

L'elemento spettacolare che identifica potentemente l'immagine della chiesa è la copertura: una sorta di telo, che si distende, sinuoso e morbido, a proteggere lo spazio liturgico. L'ondeggiante estradosso è rivestito da un mosaico irregolare di lucido grès color acqua marina, mentre all'interno la leggerezza del drappo è resa da una superficie continua in pannelli di cartongesso, il cui bianco candore cattura e modula la luce. La copertura è ordita da una struttura metallica che, articolata in diversi componenti, viene estrusa in fabbrica e poi rapidamente montata a secco in cantiere con giunti bullonati. Di questo complesso sistema di travi metalliche completato a cantiere non ne rimarrà traccia visibile e la Chiesa sarà riconoscibile solo per la sua copertura che mostra un leggero e monolitico manto arcuato.

Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: www.archidiap.com, https://www.arketipomagazine.it,

Immagini: @anselmi, @arketipomagazine,

Foto: Scattate da me, @arketipomagazine,

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About Me
Architetto, forse da sempre…
Nata a Roma
Dopo aver studiato alla “Sapienza” seguo diversi corsi per tenermi sempre aggiornata…

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