Libera a Ostia – Villino A

Mi sveglio con una gran voglia di vedere La Città dello Sport di Calatrava a Valmontone (RM), così convinco Andrea ad andare, fare i mille bagagli di Giulia (frutta, pappe, acqua, pannolini…) e affrontare questa piccola avventura considerando che il cantiere è chiuso…

Mettiamo il navigatore e tra gli urletti, la cacca di Giulia e il suo desiderio di correre anche se ancora non cammina riusciamo ad arrivare di fronte all’entrata principale de La Città dello Sport, il cancello è aperto, le luci sono accese anche se è giorno e il Sole è molto forte.

Io sono pronta per entrare anche se so che non si può in un cantiere se non si è autorizzati, voglio entrare a tutti i costi pur sapendo di fare una violazione, voglio vedere gli interni incompiuti di quest’opera.

Andrea mi convince a fare un ulteriore perlustrazione e vedere se vi è un accesso più agevole, così giriamo intorno al cantiere trovando solo terreni coltivati, abbandonati e una piccola discarica non autorizzata, ma di cantiere nemmeno l’ombra, torniamo indietro e l’accesso principale è stato chiuso.


La Città dello Sport di Calatrava (opera incompiuta)

Quindi c’è qualcuno che sorveglia il cantiere!?


Delusa ce ne andiamo e propongo ad Andrea di andare a Ostia per goderci questa giornata primaverile al mare, ma prima Giulia deve mangiare!!!

Arrivati a Ostia ad aspettarci c’è l’autunno piuttosto che la primavera, delusi per l’ennesima volta ci accingiamo ad andare al nostro solito bar di fronte al mare al Curvone (facile da dedurre il significato di questo nome), prendiamo un caffè e guardandomi intorno vedo che tutto sommato non è stata una giornata infruttuosa, questo quartiere nacque ed ebbe il suo sviluppo dal desiderio di aprire la Capitale (tra gli anni ’20 e ‘30) verso il mare quindi una Roma Marittima, una città che dava sul mediterraneo, un città razionalista, da cui nacque la città giardino di Roma.


Ostia la Città Giardino. Sulla six Il Villino A di Libera @romasparita

Ostia era bellissima colma dei suoi stabilimenti e palazzine romane (vedi articolo Una nota bianca in città) in stile razionalista firmate da grandi architetti come Moretti e Libera.

Guardo al di là delle vetrate del bar e vedo il Villino di tipo A di Libera, grande architetto degli anni ’30, vinse il concorso (indetto dalla Società Immobiliare Tirrena nel 1932) per la costruzione di diverse palazzine a Ostia sia lungomare che più vicino alla stazione.

L’edificio è di tre piani a pianta rettangolare con un elemento che rompe delicatamente tale schematicità: il balcone tondo, un elemento architettonico molto importante.


Prospetto principale sul lungomare


Mi avvicino insieme a Giulia, lei sembra molto emozionata e credo che sia per il forte vento, ma mi piace pensare che sia per l’architettura di Libera (madre ingenua…) … mi avvicino sempre più e l’intonaco bianco unico rivestimento dell’edificio risalta quei piccoli elementi in azzurro quasi un richiamo del cielo blu di Roma.


Balconi elementi architettonici che rompono la schematicità dell'edificio

Giro intorno a questa “nave” che guarda il suo mare quasi pronta a partire e a scoprire un mondo tutto nuovo, ma al contempo sembra statico quasi non volesse partire e abbandonare la sua Terra, questa sensazione viene accentuata nel prospetto retrostante dove gli elementi architettonici dei balconi sembrano quasi volessero fare capolino e perdono di importanza.


Prospetto laterale - segni evidenti di degrado

Prende il sopravvento l’elemento che accoglie il corpo scala tanto da sembrare un Faro, un Faro molto forte e imponente esaltato anche dal portone in ferro anch’esso in blu, il blu del cielo, un Faro che vuole controllare il mare ma al contempo rimane fermo nella sua Patria.

Tutto è studiato nei minimi particolari e con una estrema semplicità tipica del razionalismo, dove lo dice la parola stessa, il razionalismo fa percepire dai prospetti le destinazioni d'uso degli ambienti interni. Una visione un po' datata ma che in alcuni casi è ancora in voga.


Il Faro (il corpo scala)

Tutto molto è fermo, mi piace definirla un’architettura rigida.

Le unità immobiliari al piano terra godono di giardini privati ed un’entrata diretta dal giardino stesso oltre che al corpo scala. Gli altri quattro appartamenti sono al primo e secondo piano, il prospetto cambia al secondo dove il corpo principale arretra creando una loggia sorretta da sottili pilastri anch’essi blu confondendosi con le finestre dello stesso colore.


Schizzo del Villino @Archidiap

E’ caratterizzato da una simmetria molto rigida segno del razionalismo e da un alternarsi di forme circolari e quadrate da richiamare le proporzioni auree (La sezione aurea o rapporto aureo o numero aureo o costante di Fidia o proporzione divina, nell'ambito delle arti figurative e della matematica, indica il numero irrazionale 1,6180339887... ottenuto effettuando il rapporto fra due lunghezze disuguali delle quali la maggiore (a+b). Nell'architettura del XX secolo, una delle più interessanti applicazioni della sezione aurea fu senz'altro segnata dalla nascita del Modulor, letteralmente "modulo d'oro" derivato dal nome francese.

L'ideatore fu l'architetto svizzero Le Corbusier che si prefisse di utilizzare la sezione aurea e la successione di Fibonacci quale sistema su cui basare le proporzioni di tutti gli spazi dedicati alla vita dell'uomo con l'intento di creare uno standard che fosse allo stesso tempo armonico e funzionale alle esigenze del vivere quotidiano; l'idea sottostante era che poiché era possibile riscontrare la sezione aurea nelle proporzioni del corpo umano, nonché in altri svariati esempi naturali, questa potesse essere la base ottimale su cui strutturare tutto l'ambiente circostante, in modo che risultasse armonico e armonizzato a esso secondo una presupposta regola naturale, identificata appunto nella proporzione aurea. L'idea di armonia implicita cela ancora un volta la concezione di un'estetica superiore legata alla sezione aurea.

Lo stesso Le Corbusier utilizzò gli schemi del Modulor in diversi suoi progetti, come nella costruzione di alcune strutture governative nella città di Chandigarh in India. Nel suo complesso, però, il Modulor non trovò grande seguito presso altri architetti, anzi fu molto spesso oggetto di critiche che ne decretarono man mano l'insuccesso. In Italia Giuseppe Terragni l'ha usata nella progettazione di alcuni edifici razionalisti).

Quindi una proporzione tra macrocosmo e microcosmo, tra Dio e l’uomo, tra l’universo e natura…

Tra l’architettura e la natura? Tra l’edifico e il mare?

Chi lo sa!?


Piano terra - segni di degrado

Lo ammiro e mi piace nella sua semplicità, tra il suo rapporto che assume con il mare e il terreno, ma noto come i proprietari lo abbiano abbandonato, l’incuranza e la superficialità nell’inserire elementi assurdi nel prospetto come le inferriate antintrusione al piano terra nell’appartamento di destra o sul terrazzo del secondo piano l’aver saldato gli attacchi dei fili per stendere i panni, non capendo di ciò che hanno in mano, vivono in un opera d’arte e lo abbandonano alle intemperie, all’incuria e al disordine.


Mi dispiace sempre molto vedere tanta incuria e distruzione.


Presenta molti punti degradati e la rabbia è tanta!!!


Un’opera d’arte non capita.


Nota tecnica per i più appassionati:

I villini progettati da Adalberto Libera ad Ostia sono il frutto di un concorso indetto dalla Società Immobiliare Tirrena nel 1932. I lavori per questi villini cominciarono sin dal 1932 e terminarono nel 1934.


Foto storica @Archidiap

La palazzina denominata dall’architetto tipologia A, assume la forma di un parallelepipedo a tre piani, ed è caratterizzato da un alternarsi di forme quadrate e circolari che richiamano le proporzioni auree.


@Archidiap

Prospetti @Archidiap

Nella facciata principale, esposta a Sud-Ovest e rivolta verso il mare, troviamo una serie di aperture simmetriche (4 per piano) e sei balconi (2 per piano) di forma circolare il cui centro coincide con l’intersezione dei due fronti. Anche il coronamento è di grande interesse formale, caratterizzato da un’ampia loggia sorretta da quattro esili pilastri verniciati di blu. Nelle rimanenti facciate la simmetria viene rigorosamente rispettata, in quelle laterali nella distribuzione delle bucature ed in quella retrostante nel posizionamento centrale del corpo cilindrico della scala al cui lato troviamo una serie di finestre a nastro che vanno dal piano terra fino al piano di copertura.


Angolo balconi dell'edificio @Archidiap

Il villino tipo A è composto da sei appartamenti, tutti con un soggiorno, una cucina, due camere, un bagno ed una dispensa. Gli appartamenti del piano terra godono di uno spazio privato a giardino ed una entrata diretta attraverso una scala che conduce al balcone circolare.


Via San Fiorenzo, 2, Ostia, 00122 RM, Italia, 1932-1934


Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: http://www.archidiap.com/opera/villino-tipo-a/


Immagini: @Archidiap


Foto: Scattate da me, Archidiap

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Architetto, forse da sempre…
Nata a Roma
Dopo aver studiato alla “Sapienza” seguo diversi corsi per tenermi sempre aggiornata…

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