ARCHICINEMATOGRAFICO #1: L’Abbazia di Sant’Antimo (Montalcino) e Fratello Sole Sorella Luna


Nel corso degli anni ho notato come l’architettura fosse una protagonista nascosta nei film e come fosse di fondamentale importanza per rappresentare l’aspetto contemporaneo o futuristico di un Era come in “Gattaca” o in “Blade Runner” o come l’architettura avesse un aspetto diegetico dei protagonisti come ne “Il Gladiatore” o in “Fratello Sole Sorella Luna” di Zeffirelli, quindi mi sono detta, perché non vedere di persona quest’ultime architetture che tra l’altro sono in Italia e quale miglior occasione di assaporare ancor di più una regione da me tanto amata e regione tanto scelta da grandi registi come la Toscana esattamente la Val D’Orcia… devo organizzarmi, ma come posso coniugare questa mia passione con la famiglia, una bimba piccola e con l’occasione fare un cammino (un piccolo sequel del Cammino di Santiago ma all’italiana)?

Agosto.

Decido di percorrere un cammino che ARCHICINEMATOGRAFICO nella Val D’Orcia in Toscana, questa zona è stata protagonista di tantissimi film di importanza mondiale.

La Val D’Orcia in questo periodo dell’anno assume un colore particolare, la terra sembra quasi arida come se il Sole assorbisse tutta la sua acqua e la rendesse arida, qui il suo colore beige rende il paesaggio come una castagna, le crete senesi fanno da protagoniste.

In questo periodo il grano è mietuto e i vigneti quasi pronti per esplodere e trasformarsi nel nettare degli Dèi. Trovo sempre strabiliante come la Toscana, una piccola regione possa essere così famosa e possa attirare tanti turisti, ma basta uno sguardo tra le dolci e morbide colline di questo paesaggio ed è subito facile capire ed intuire il motivo per cui grandi registi abbiano scelto questi luoghi per fare da sfondo e scenografia per il loro film internazionali come “Fratello Sole Sorella Luna”, “Il Gladiatore”, “Romeo e Giulietta” e “Il paziente inglese”

Convinco Andrea a fare questo percorso a piedi e sorge la domanda “E Giulia dove la mettiamo?” ed io con fare molto tranquillo “Compriamo lo zainetto adatto a lei e la carichiamo sulle spalle!!”… come al solito si convince facilmente in queste avventure da folli ad agosto e con una bimba piccola… follia totale!!!

Partiamo da Roma con l’automobile, la nostra prima tappa è Il Monte Amiata dove abbiamo una piccola casina, qui ci organizziamo con i bagagli e con tutto il necessario per la mia piccola Giulia.

Un nostro caro amico ci accompagna all’Abbazia di Sant’Antimo a Montalcino, la nostra prima tappa del cammino, arrivati a destinazione ci dice “ma siete sicuri con questa piccina (piccola in toscano)?!”

“Ma si tranquillo!”

“Madonnina voi siete dei romani pazzi o grulli!! Fatemi sapere se avete bisogno che corro da voi!”, ci salutiamo e iniziamo il percorso, i primi albori del Sole si scorgono e l’Abbazia assume un colore come mai l’avevo vista, le linee scure delineano le forme architettoniche dell’Abbazia con la sua imponenza contornata da tanta semplicità data dal paesaggio che la circonda.

Giulia dorme tra le braccia del padre mentre io scorrazzo su e giù per l’Abbazia.



Una strada bianca mi porta direttamente alla chiesa, la facciata principale si apre tra degli ulivi e noto subito che è incompleta (il motivo ci è ancora sconosciuto-probabilmente i costi di costruzione superarono le previsioni) si notano le visibili tracce di alcuni archi e semipilastri addossati alle pareti, sarebbe dovuto esserci un portico e due portali gemini (elementi tipici delle chiese situate lungo le vie di pellegrinaggio – via Francigena), grandi colonne imponenti fanno da portale e invitano lo spettatore ad entrare.


Abbazia di Sant'Antimo

La presenza di due portali avrebbe consentito ai pellegrini di poter entrare da una parte dell’Abbazia e uscire dall’altra percorrendo l’intera Chiesa, prima la navata attraversando il deambulatorio, contemplare le absidiole (la tipologia architettonica richiama le chiese francesi: il deambulatorio con cappelle radiali), continuare per il transetto e di nuovo la navata, senza disturbare i fedeli nel momento della messa.


Portale incompleto

Il suo interno è grande e semplice, formata da tre navate di cui quella centrale è la più grande e alta sormontata da una copertura in legno (sarebbe dovuta essere una volta a botte anch’essa in travertino) e le due laterali da volte a crociera in travertino locale di cui è composta l’intera abbazia.


Interno dell'Abbazia a tre navate

Copertura in legno della navata principale

Le volte a crociera sono sorrette da colonne le quali ognuna ha capitelli con decorazioni diverse.


volte a crociera

La luce intensa e accecante proviene principalmente dall’altare simbolo che Dio è luce e lateralmente vi sono piccole feritoie dove entra la luce, sufficiente per illuminare l’intera Abbazia.

L’Abbazia che vediamo oggi è frutto di diverse fasi costruttive e di restauro. Essa è stata fondata in età longobarda anche se ad oggi non è possibile far risalire nessuna parte di essa a tale epoca. Probabilmente questa era un’area già popolata in epoca etrusca e romana e una parte dell’abbazia era di modeste dimensioni che è in corrispondenza con l’attuale cripta dove sorgeva un oratorio.


Deambulatorio

In epoca carolingia, la leggenda narra che fu fondata da Carlo Magno, avviene la ricostruzione dell’Abbazia con l’attuale aspetto architettonico e la riorganizazzione monastica, possono essere attribuite le colonnine della sala capitolare, gli stipiti del portale sud e due capitelli.

In età ottoniana si possono far risalire i resti della sala capitolare, la sagrestia e la sottostante cripta.

Nel XII secolo un grande cantiere portò alla realizzazione dell’attuale Chiesa: la facciata e la zona dell’abside conservando una parte del transetto dell’edificio precedente, corrispondente all’attuale sagrestia, utilizzata come cappella da usufruire nel periodo di svolgimento dei lavori.


L'Absidiola dall'esterno

Esco e continuo ad osservare estasiata il complesso monastico e l’Abbazia, noto come il campanile posto a nord è dirompente, formato da quattro ordini, svetta verso il cielo che ha assunto un colore azzurro profondo.


Particolare della colonna esterna

Questo è un luogo monastico semplice, forte e al contempo rilassante, si trova se stessi e ora capisco perché Zeffirelli abbia scelto questo sito per girare il film “Fratello Sole Sorella Luna” dove simboleggia un profondo e radicato Credo esaltando con la sua semplicità e imponenza architettonica quella della Fede di San Francesco verso Dio.


Retro dell'Abbazia

Visito la farmacia monastica ormai solo un negozio dove vendono prodotti dell’Abbazia (meglio dei dintorni o cmq toscani), esco e vi è un giardino, un piccolo spazio dove passeggiare. In fondo ad esso vi è un albero e due panchine ombreggiate da un albero, una coppia di anziani seduti su una di esse contemplano il luogo e si nota subito il loro equilibrio di coppia dato dagli anni vissuti insieme. Sono sereni, lei compila le parole crociate e lui dipinge ad acquarello su un piccolo libricino dalla fodera nera: dipinge i paesaggi toscani, ogni tanto si scambiano due parole, sorridono e continuano nei loro compiti. Io mi siedo accanto a loro e li osservo con discrezione e vedo il loro amore.


Il giardino monastico dell'Abbazia

Sullo sfondo l’Abbazia e l’amore di San Francesco verso Dio.

La semplicità di questo luogo con l’Abbazia maestosa ma umile e il paesaggio semplice ma unico rappresentano il Santo e Zeffirelli è riuscito a mostrarlo con questi due elementi, il paesaggio e l’architettura, la semplicità e la forza nella Fede di Dio ben radicata.


L'Abbazia vista dal giardino

L’odore dell’erba è forte mentre mi allontano da quella scena d’amore di due persone sconosciute e giro attorno alla chiesa, il paesaggio è leonardesco, il continuo fluire è tema onnipresente nei dipinti di Leonardo Da Vinci.


Facciata laterale

Vado verso Andrea e Giulia è sveglia pronta per poter intraprendere questo viaggio insieme… che la forza e la pazienza sia in noi…

Mi domando: avrò fatto la scelta giusta con questo viaggio con una bimba così piccola?

Speriamo…

Ci incamminiamo verso il periodo dell’Impero Romano di Ridley Scott …


Nota tecnica per i più appassionati:


L'Abbazia di Sant'Antimo | Il chiostro


L'Abbazia di Sant'Antimo è un complesso monumentale che ospitò un monastero benedettino, situato a Castelnuovo dell'Abate, nel comune di Montalcino (Siena). Il cenobio è attualmente affidato ai monaci olivetani .


Spaccato assonometrico @francescocorni

L'abbazia è considerata, tra i maggiori documenti romanici della Toscana e modello tra i più importanti dell'architettura monastica del XII secolo. La grandiosità del complesso, che richiama nelle strutture i coevi modelli transalpini e lombardi, è esaltata dall'integra bellezza della campagna circostante, nella quale si staglia isolata tra gli olivi.

L'abbazia di Sant'Antimo sorge nella solitaria Valle Starcia, piccolo ruscello affluente dell’Orcia, che si trova pochi km a sud di Montalcino. Dell'antica abbazia rimangono soltanto la Cappella Carolingia, attualmente sagrestia della chiesa abbaziale, ed i resti della Sala capitolare e del chiostro.


Planimetria @neogeo

Origini

Secondo la tradizione, l'Abbazia sarebbe stata fondata nel 781 per volere di Carlo Magno (742 – 814) - ma non esistono documenti che confermino questa notizia - di ritorno da Roma, lungo la via Francigena: il suo esercito provato da un'epidemia di peste, avrebbe ritrovato la salute grazie all'erba che nasce nella valle dello Starcia, poi detta carolina. Egli avrebbe portato con sé le reliquie di sant'Antimo d'Arezzo e san Sebastiano, ricevute dal papa Adriano I, facendone dono al cenobio.

La prima attestazione storica del monastero risale, comunque, a pochi decenni dopo, nell'814, quando Ludovico il Pio (778 – 840), figlio e successore di Carlo Magno arricchisce l'abbazia di doni e privilegi.

Il complesso monastico, massiccio e di forma irregolare, si compone di due corpi di fabbrica: Chiesa abbaziale, Monastero

Chiesa abbaziale

La chiesa, orientata (ossia con l'abside rivolto ad Est), in stile romanico, risale al XII secolo; il paramento, esterno ed interno, è realizzato in travertino locale, mentre la decorazione architettonica è realizzata con l'onice alabastrite, proveniente dalle vicine cave di Castelnuovo dell'Abate, che conferisce alla struttura una particolare lucentezza e riflessi dorati.


Esterno

La chiesa presenta una facciata a salienti con coronamento ad archetti, contraddistinta da quattro grandi arcate cieche e un protiro che custodisce il portale di fine XIII secolo che presenta un architrave scolpito con Motivi decorativi a tralci di vite. Come mostrano anche i semipilastri, il prospetto della chiesa è rimasto incompiuto. Il progetto iniziale prevedeva forse un doppio portale preceduto da un esonartece. Inoltre, la chiesa è, esternamente, caratterizzata da un'abside, coronata dal deambulatorio di derivazione francese, le cui tre piccole cappelle radiali hanno, come sostegni del tetto, delle mensole scolpite con vari soggetti, fra cui la testa di un monaco e quella di un'aquila.


Abside e campanile

Sul fianco sinistro della chiesa si eleva la torre campanaria (h. 27,50 m), in stile lombardo, edificata agli inizi dell'XI secolo, che si presenta a pianta quadrata con due ordini di monofore ed una cella campanaria a bifore. La più antica campana conservatasi risale al 1219.


Interno

All'interno la chiesa si presenta a pianta basilicale, suddivisa in tre navate da colonne monolitiche intervallate da pilastri cruciformi che sorreggono archi a tutto sesto. L'aula ecclesiale termina con un'abside semicircolare con deambulatorio a tre piccole cappelle radiali a pianta semicircolare. Si tratta uno dei rari casi in Italia di adozione di questo sistema architettonico.

La navata centrale è coperta a capriate lignee che recano le mezzelune dello stemma dei Piccolomini, poiché il tetto della chiesa venne rifatto, durante il pontificato di Pio II, membro di questa famiglia; quelle laterali presentano le volte a crociera. La navata destra è più larga di quella sinistra ed entrambe, dopo la sesta arcata, si restringono. Anche la navata centrale diventa più stretta, se dalla facciata si procede verso l'abside.


Sezione

Chiesa abbaziale (interno)

All'interno, di particolare interesse:

lungo la navata, Capitelli (XII secolo), alcuni dei quali realizzati in onice-alabastro, con raffigurazioni varie, tra i quali si nota:

secondo a destra, l'unico con un soggetto narrativo, Daniele nella fossa dei leoni, attribuito al Maestro di Cabestany.

all'inizio della navata destra, Madonna con Gesù Bambino (1260 ca.), in legno policromo, opera di ambito umbro.

all'altare, Gesù Cristo crocifisso (metà del XIII secolo), in legno policromo e dipinto, di ambito toscano: l'opera scultorea è simile a quella conservata nell'Abbazia di San Salvatore.

nel deambulatorio, entro due archi cechi, San Sebastiano e santo papa (inizio del XV secolo), affreschi.


Cripta

A destra dell'altare si scende, attraverso una scala a gradoni irregolari, nella cripta rettangolare, che sembra risalire ad un'epoca anteriore alla chiesa.

Edificata nell’XI secolo insieme alla Cappella Carolingia soprastante: è un luogo mistico che invita al raccoglimento e alla preghiera. La stanza ha due piccole absidi, una verso occidente e una verso oriente in cui si apre una finestra circolare, unica fonte di luce. Si tratta di uno dei primi esempi di cripta ad oratorio: quattro piccole colonne di reimpiego, arricchite da capitelli a priamide tronca rovesciata, sostengono la copertura a volte a crociera senza sottarchi. L’aspetto originario della cripta risulta parzialmente compromesso in seguito all’intonacatura attuata in un recente restauro.

All'interno si nota:

Mensa dell'altare, costituita da una lastra sepolcrale romana, in marmo, di un giovane cristiano, che ricorda il consolato di Rufino ed Eusebio (347 d.C.).

Gesù Cristo in pietà sorretto da due angeli (XVI secolo), affresco, di autore anonimo.


Cappella carolingia

Nella navata destra, a fianco dell'altare maggiore, si accede alla cosiddetta Cappella carolingia (utilizzata a sacrestia), forse la primitiva chiesa abbaziale, anche se, ad oggi, la sua funzione non è stata ancora definita.

L'interno della cappella è costituito da un'unica navata rettangolare coperta da due volte a crociera, che originariamente era a semplici capriate lignee. Lungo la parete sinistra, è conservato un ciclo di dipinti murali monocromatici, raffiguranti:

Storie della vita di san Benedetto da Norcia (seconda metà del XIV secolo), affreschi staccati, di ambito senese.


Monastero


Pianta con legenda @https://it.cathopedia.org

Legenda: 1 - campanile; 2 - sagrestia; 3 armarium; 4 pianterreno, sala Capitolare; piano superiore, dormitorio del monaci; 5 - scala per il piano superiore; 6 - biblioteca; 7 - scriptorium; 8 - chiesa abbaziale; 9 - chiostro; 10 - refettorio; 11 - cucina; 12 - foresteria; 13 - pianterreno, magazzini; piano superiore, dormitorio dei conversi; 14 - panetteria.


Arancione: chiesa e campanile; Verde: cappella carolingia (sagrestia); Celeste: area riservata ai monaci; Viola: area riservata ai forestieri; Giallo: ambienti di servizio


Il monastero ha una pianta incentrata nel chiostro, come tutti i cenobi costruiti dai benedettini nell'Europa medievale, seppure diversi per grandezza, complessità e uso del materiale di costruzione.


Schema della Chiesa

Simbologia dell’architettura

L’architettura di sant’Antimo, come accade in tutte le chiese medievali, è costruita seconda una precisa simbologia religiosa: il numero uno, simbolo di Dio, è presente nella bifora dell’abside. Due sono le porte, di ingresso alla chiesa, previste nel progetto iniziale, simbolo dei due comandamenti lasciati da Gesù: amare Dio e il prossimo. Tre, numero che indica la SS. Trinità, sono le cappelle del deambulatorio, e i livelli in cui si è suddiviso l’elevato della chiesa: arcate, tribune e finestre. Sette, sono gli archi che circondano l’altare maggiore e richiamo i sette doni dello Spirito Santo, i sette Sacramenti e i sette giorni della Creazione. Infine, il numero dodici, simbolo delle tribù d’Israele e degli Apostoli, è rappresentato dalle colonne che separano la navata centrale da quelle laterali.

I gradini su cui poggia l’altre sono tre, numero che nella simbologia cristiana assume diversi significati: tre sono le persone della Santissima Trinità; tre sono i giorni trascorsi dalla Passione alla Resurrezione di Cristo, infine sono tre le virtù teologali attribuite a Dio: Fede, Speranza e Carità. L’altare sopraelevato simboleggia il monte Sion e il Golgota, il monte della Passione di Cristo.

Chiostro

Sul fianco meridionale della chiesa sorgeva il chiostro, un cortile circondato dal portico, intorno al quale erano costruiti tutti gli edifici che costituivano l’abbazia. La planimetria di Sant’Antimo presenta le caratteristiche che accomunano tutti i monasteri benedettini d’Europa. Del chiostro di questa abbazia restano oggi solo alcune traccce della muratura perimetrale e una parte degli ambienti che vi si affacciavano, ma è possibile ricostruirne l’aspetto originario. All’esterno della parete meridionale della chiesa sono visibili piccole mensole sulle quali poggiavano gli archi del portico del chiostro ora scomparso.

Il chiostro è un luogo del silenzio che caratterizza gran parte della vita dei monaci benedettini.

Inotrno al chiostro si affacciavano tutti gli ambienti del monastero.

Nel lato orientale, a partire della chiesa, si trovavano: la Cappella Carolingia (l’attuale Sagrestia con la sottostante Cripta), la Sala del Tesoro, la Sala Capitolare e lo Scrittorio. Al centro del chiostro vediamo il pozzo che, ancora oggi, raccoglie l’acqua piovana.


FRATELLO SOLE SORELLA LUNA – FILM

Francesco, figlio del ricco mercante Pietro di Bernardone e della provenzale Pica, è un giovane allegro e scanzonato che trascorre le sue giornate in compagnia degli amici. Scoppiata la guerra tra Perugia e Assisi, anche Francesco vi partecipa, quasi come a un nuovo, eccitante gioco. Ne ritorna però stremato e ferito nel corpo e nello spirito. Dopo un periodo di lunga meditazione, il giovane, commosso dai poveri e gli umili che affollano la tintoria di suo padre, rinuncia ai beni materiali, e si ritira in una chiesetta in rovina, dedicata a San Damiano, e inizia a ricostruirla con l'aiuto dei suoi primi seguaci. Ad uno ad uno, lo raggiungono i suoi vecchi amici, ai quali si aggiunge la quattordicenne Chiara. Votati a vivere d'elemosina, giudicati matti dal cittadini benestanti, Francesco e gli altri hanno contro anche i poteri costituiti, sia quello civile che il religioso. Deciso a far valere le proprie, ragioni, Francesco parte per Roma dove Papa Innocenzo III, dopo averlo ascoltato, in segno di approvazione della sua opera si prostra al suoi piedi.

Regia di Franco Zeffirelli. Un film con Adolfo Celi, Valentina Cortese, Alec Guinness, Judi Bowker, Graham Faulkner, Carlo Pisacane. Cast completo Genere Biografico - Italia, 1972, durata 137 minuti.




LOCATION

Il film presenta scene in esterno girate nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sui Piani di Castelluccio di Norcia.


Vista dall'alto del complesso @toscanafilmcommission

Altre scene di vita monastica sono state girate nell'Abbazia di Sant'Antimo a Castelnuovo dell'Abate, frazione di Montalcino in provincia di Siena.

Nelle riprese in san Damiano, sulle colline di Assisi, appare una riproduzione del crocifisso, perché l'originale è custodito nella chiesa di Santa Chiara ad Assisi.

La scena finale, in cui Francesco incontra il Papa, è stata girata nel Duomo di Monreale, in provincia di Palermo.


Cantico Fratello Sole Sorella Luna

La canzone Fratello Sole Sorella Luna, basata sul Cantico delle creature di San Francesco, è stata composta dal sacerdote francese Jean Marie Benjamin, musicata da Riz Ortolani, e interpretata da Claudio Baglioni per la colonna sonora del film dal titolo omonimo del 1972 diretto da Franco Zeffirelli.


Scena tratta dal film @corriere

Testo

Dolce è sentire

come nel mio cuore

ora umilmente

sta nascendo amore!

Dolce è capire

che non son più solo

ma che son parte di una immensa vita

che generosa risplende intorno a me

dono di Lui - del Suo immenso amore!

Ci ha dato il cielo

e le chiare stelle

fratello Sole e sorella Luna

La madre terra

con frutti, prati e fiori,

il fuoco, il vento,

l'aria e l'acqua pura

fonte di vita per le sue creature...

dono di Lui - del Suo immenso amore

dono di Lui - del Suo immenso amore!

Sia laudato nostro Signore

che ha creato l'universo intero.

Sia laudato nostro Signore

noi tutti siamo Sue creature:

dono di Lui, del Suo immenso amore,

beato chi Lo serve in umiltà.


Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: Cantico, https://www.mymovies.it, https://www.cinematografo.it, https://it.cathopedia.org,

Immagini: @francescocorni, @neogeo, @https://it.cathopedia.org

Foto: Scattate da me, @corriere, @toscanafilmcommission

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About Me
Architetto, forse da sempre…
Nata a Roma
Dopo aver studiato alla “Sapienza” seguo diversi corsi per tenermi sempre aggiornata…

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